La orda (3)
Nel sonno sudò. La sua vita gli passò dinanzi come una tela dove i colri erano già stati scelti da altri e non da lui. I sensi di colpa piano piano scendevano e non gli facevano più male . A casa aveva lasciato amici egoisti che quando lui non era d'accordo con loro tutto quello che sapevano dirgli era di non preoccuparsi, che la vita era così e così doveva prenderla ; aveva lasciato il padre e la madre perche non c'era dialogo con loro e loro stessi litigavano troppo perché lui potrsse sopportarlo . E poi ... poi c'era qualcosa dentro di lui che spingeva per uscire, che cercava di fargli capire che era il suo momento . Prendere l'aereo da Nantes a Parigi era stata la soluzione. Siamo sul finire degli anni '80, la seconda metà. Il lavoro di operaio potevano tenerselo, non gli stava altro che stretto ; buono per la paga ma non per la gente che ci lavorava. Passò la notte così, fino ad arrivare ad un dolce risveglio, dove era sempre più sicuro di aver fatto la scelta giusta .
Si svegliò intorno alle 9.45, allegro, con un bel sole a scaldarlo in una bellissima giornata primaverile , con quel leggerissimo vento che piace alla gente perché gli accarezza la faccia . Un vento generoso che non infastidisce mai nessuno . Si rimise i pantaloni beige con le due tasconi, la camicia blu e bianca a chiazze e si lavo' viso e denti, si aggiustò i capelli. Scese i due piani chiedendosi cosa fare ; ovviamente c'erano i monumenti che avrebbe potuto visitare e l'immancabile torre Eiffel ma aveva voglia anche d'altro. Sentiva una rinnovata energia dentro di sé e aveva voglia di innovazioni delle proprie azioni : fare cose diverse . Mettersi alla prova in qualcosa. Attraversò la piccola hall, la potineria e vide il proorietario salutarlo . Era probabile che il piccolo albergo fosse solo suo e si servisse solo di una impresa di pulizia perché il proprietario, un certo Carlos , era l' unico che avesse visto . Forse era separato, chissà. Sull'uscio della porta quasi si scontr' con un avvenente ragazza sui 25 anni, vestita di pelle, con minigonna e giacchetta, calze nere e capelli sul castano biondo con sfumature rosse. Era davvero molto bella . Uscito s'incamminò verso il barretto che aveva visto la notte prima .
Andando in quella direzione vide dei ragzzi vestiti trasandati che gli andavano incontro . Ebbe un poco di paura e cercò di attraversare la strada ma capì che non faceva in tempo per via delle auto che benivano in senso contrario , abbassò la testa cercando di non guardarli negli occhi. In passato aveva letto sulle riviste della madre che chi aveva un viso effemminato, tratti sottili e delicati come li aveva lui era difficile che venisse bullizzato. Infatti i ragazzi passarono senza notarlo.Entro' nel bar e ordinò omelette, succo d'arancia, caffè e marmellata con burro da spalmare sopra l'omelette.Era tutto nuovo per lui . Non si sentiva senza casa, ma pronto ad accettare la nuova vita che intrensicamente dentro lui si prospettava a venir fuori.
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