Ecco come era il mio Mondo .
Era l'inizio dell'estate del 1986 .
Timido e introverso pedalavo dietro ad un paio di ragazzini che avevano piu' o meno la mia eta' . Io avevo quasi dieci anni . Pedalavamo sui marciapiedi - a quei tempi ai bambini era vietato girare in bici per strada : era pericoloso per via delle macchine -, nei giardini vicino le nostre case e ricordo che c'era una montagnola di terra con erba in cui salivamo e scendavamo velocemente per sentire il vento rinfrescarci il viso . Faceva caldo . A quel tempo, in cui tutte le case, le fabbriche, tutto, era in cemento, il caldo lo si sentiva di piu' .
Pedalavo con i miei pantaloncini corti celesti e la mia maglietta gialla a maniche corte .
Tornando verso le nostre case - vivevamo davvero vicini tra noi, nella stessa strada o in quella appena adiacente - passammo sotto delle impalcature dove muratori dovevano rimettere a posto la facciata, per poi lasciar imbiancare i muri agli imbianchini . Ricordo bene che era domenica, e che la luce del Sole incominciava a scendere . Erano circa le 6 e 30 del pomeriggio. Il condominio in cui passammo sotto aveva quattro o cinque piani. Nessuno ci stava lavorando. I miei amici ci passarono attraverso a velocita', schivando i tubi in ferro e acciaio che sostenevano l'intera impalcatura . Per imitarli provai a fare lo stesso ma mi ando' male . Alzandomi sui pedali sbilanciai troppo la bici mettendo il peso del mio corpo da una parte e .. sbattei la coscia sinistra su uno di quei tubi . Cascai in terra e mi guardai la coscia . Cio' che vidi mi sciocco' . C'era un buco in vidi la carne della mia gamba e addirittura un pezzettino d'osso . Lo ricordo bene . Carne rossa, ma di un rosso non scuro scuro e il bianco lindissimo dell'osso . Rimasi immobile . Paralizzato . Vidi il tubo in cui avevo battuto e vidi il bullone che sporgeva infuori col suo filamento a cui si avvitava. Ricordo che pensai che sarei morto.
Il fioraio dall'altra parte della strada mi soccorse . Erano degli anziani, uomini e donne . I miei amici corsero a chiamare I miei genitori, mentre una fioraia mi fasciava il buco, la ferita.
Accorse mio padre con la dua Fiesta color blu scuro/nero. Venne in controsenso rispetto al senso di marcia della strada a velocita' sostenuta. La strada comunque era vuota. Mi porto' all'ospedale e mi ricucirono la profonda ferita. Sedici punti .
Ancora oggi la cicatrice di quell'episodio e' ben evidente, purtroppo. I medici dissero che con gli anni sarebbe scomparsa ma non e' mai successo.
La sera a cena - davanti al telegiornale di stato, che ormai da anni e anni raccontava le vicissitudini di una guerra in continuo scongiuramento fra i paesi occidentali e quelli sovietici di cui i popoli di entrambi avevano perso speranze e illusioni - mi rimproverarono dolcemente, dicendomi che dovevo andare piu' piano, stare attento con la bici e che non dovevo fare per forza quello che i miei amici facevano. Forse nacque da questo la domanda/affermazione implicita in se' che diceva : " se i tuoi amici si gettano in un pozzo, ti ci getti anche te ?" .
Nei giorni seguenti accadde quello che da anni tutti pensavano : scoppio' la terza guerra mondiale, quella che avrebbe estinto ogni forma di vita vivente .
Quella Nucleare .
Incomincio' un pomeriggio di caldo, afa e umidita'.
Ero solo in casa a guardare la televisione e le trasmissioni cessarono e si concentarono tutte su un "incidente" ad una Centrale Nucleare nell'Unione Sovietica.
Raccontavano che era un incidente grave ma comunque confinato in U.R.S.S. . Non ci volle molto perche' ci rendessimo conto che era una bugia .
Nel giro di neanche 24 ore I cieli cominciarono a diventare sempre piu' gialli . Prima leggermente, poi, via via, di un gialli sempre piu' acceso fino a diventare arancione e poi rosso/arancio/fuoco . Cio' che avvenne lo ricordo bene e allo stesso tempo non troppo lucidamente . Ricordo le urla, le grida, lo scappare via da tutto e da tutti sapendo benissimo di non avere scampo .
I miei erano a lavoro e mia sorella a scuola .
Non li vidi piu'.
Che feci io ?
Dopo aver visto il Cielo di quei colori mi rifugiai in camera . Chiusi la porta, abbassai le tapparelle e tirai le tende . Mi misi sotto le coperte, nel buio che avevo creato . E pregai . Piansi e pregai . Pregavo che la mia famiglia fosse viva, che si salvasse in qualche modo . Pregai per me, mentre le grida, il rumore di decine e decine di aerei passavano sopra la mia testa . Non so quanto tempo passo' prima di addormentarmi ma ci riuscii, nonostante le urla di disperazione della gente .
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