Smith
Smith. Amava il suo nome. Una parola semplice, chiara, un nome conosciuto che poteva essere usato anche come cognome, a piacimento, se occorreva, se voleva. Una vocale e quattro consonanti. Uno splendore per le sue orecchie.
In giovane età, e sempre più col crescere, nelle varie presentazioni di conoscimento di amichetti e amichette si metteva come sull'attenti, con occhi vispi e allegri ma senza mai mettere a disagio il nuovo futuro amico, quando aspettava di emettere quel suono per lui trionfante, dolce e rispettoso allo stesso tempo. "Smith. È il mio nome. È un piacere conoscerti." Quel suo modo di fare sempre attento a non ledere la personalità altrui pur brillando davvero di luce propria, era una caratteristica di sé che amava tanto quanto l'innata furia prudente che metteva in ciò che gli piaceva, e che gli evitava i fastidi che ad altri succedeva. Innamorato di sé stesso quanto della vita, riusciva a non essere di peso ad alcuno. Pur non essendo particolarmente brillante nello studio, sviluppò crescendo una sorta di mentalità da buon alligatore. Nonostante non era proprio un fautore dell'aspettare, riusciva ad adeguarsi rivolgendo sguardi e poi azioni in ambiti vari. La sua mente riusciva a calcolare i tempi di attesi di ciò che a lui piaceva con accuratezza. Ciò che poi lo rendeva col crescere amabile davvero, era che era sì inquadrabile - nel senso che dispetti e spregi non gli appartenevano, e neanche l'approfittarsi di situazioni deleterie d'altri per i propri piccoli o no interessi - ma soprattutto passava inosservato, o ben consono all'ambiente dov'era al momento. Smith non aveva bisogno di mimetizzarsi. Ma non era un santo. No, questo non lo era. Perché crescendo, e avendo a poco a poco più consapevolezza di sé stesso, decise di fare qualcosa, con ciò che era.
Divertirsi.
Ciao mi piace come scrivi. Sei disponibile per una intervista?
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